A volte le cose cominciano al contrario, e così potrei dire che il mio percorso da compositore è iniziato in Giappone, e che devo questo coup de theatre alla mia amica Keiko.
Keiko Yazawa arrivò in Italia per fare la liutaia e, imparato il mestiere, divenne pianista, correpetitrice al Conservatorio Nicolini di Piacenza e docente di pianoforte. Dopo lo tsunami e il terremoto del 2011 che portarono al disastro di Fukushima, organizzò una raccolta fondi. L’anno successivo capì che il dono più grande che poteva fare non era materiale, ma fatto di arte e di passione.
Riunì alcuni liutai di Cremona per costruire un violino “a più mani”, destinato a una scuola della prefettura di Miyagi, vicino a Sendai. Formò poi un ensemble di musicisti italiani, serbi e giapponesi e commissionò dal nulla quattro nuove opere, ai due antipodi del globo.
Marco Decimo arrangiò due danze serbe in onore di Darko Jovanović. Yasuo Yamamoto scrisse un trio. Yuuri Nishiyama compose Le nebbie di Cremona.
A me Keiko affidò la composizione di un’opera di teatro musicale tratta dal racconto di Kenji Miyazawa Il violoncellista Gosch (dal francese “gauche” maldestro), eseguito in lingua originale giapponese. La solista era Aki Tanimoto, soprano e attrice del Sol Levante, residente a Piacenza.
Il progetto culminò in un tour di tre concerti: a Tokyo, nella scuola di Sendai e nella Phoenix Hall di Osaka. Ne rimangono un libro pubblicato dal Conservatorio di Piacenza e l’amicizia con la marimbista Yukako Ihara, che ancora oggi, di tanto in tanto, esegue qualche mia melodia a Sapporo o a Tokyo.
Ecco cosa scrissi allora nel programma di sala:
Quando mi è stato proposto di musicare il racconto di Kenji Miyazawa Il violoncellista Gosch, ho accettato subito con entusiasmo, tanto più che si trattava del violoncellista della piccola orchestra di un cinema muto: cioè, in fondo, proprio il mio lavoro.
Mi sono però trovato subito davanti a una difficoltà colossale: Gosch è il peggior musicista di un piccolo villaggio, mentre il solista prescelto per questo concerto… lasciate che vi racconti una storia. Un giorno ascoltai alla radio un trio senza sapere chi stesse suonando e dissi: «Chi è questo violoncellista incredibile? Andrei fino in America a nuoto per imparare da lui». Il giorno dopo scoprii che era Marco Decimo, e che sarebbe venuto in Giappone per suonare la mia musica. Immaginatevi la responsabilità.
Per fortuna Marco non è solo un poeta del violoncello, ma anche un attore. Così, eccezionalmente per voi, suonerà secco, ruvido e fuori tempo, fin dove Kenji Miyazawa lo richiede, per poi mostrarvi sempre più chiaramente la sua vera natura.
Nel comporre, ho cercato di attenermi il più possibile alle indicazioni del testo, provando non solo a raccontare la storia con la musica, ma anche a fare in modo che la storia raccontasse la musica. Per questo ho alternato stili e spunti molto diversi.
Ho avuto il piacere di poter comporre la mia prima sinfonia, che per magia è già la sesta. Dove Gosch è triste, dopo la prima prova, ho nascosto un frammento della ninna nanna che mi cantava mia madre, per regalarvi qualcosa della mia terra, il Trentino.
Quando il gatto — come il violoncello — diventa elettrico, la musica è rock, ma ispirata alla tradizione della Sardegna, un’isola dall’altra parte del mondo dove, come in Giappone, vive una delle popolazioni più longeve del pianeta.
Credo che il cucù sia arrivato in volo dall’Armenia. E che il brano jazz del piccolo procione provenga da un’edizione del Festival di Sanremo mai esistita. Ho cercato di trasformare gli archi in un koto, il clarinetto in un flauto giapponese.
Mi sono cimentato anche nello scrivere la mia prima poesia giapponese, traendo ispirazione dal mio primo lavoro, Il costruttore di violoncelli:
Tora mitaini
bokuno cello ninatta
kaedenoki ga
hoetateru
(L’acero del mio violoncello,come una tigre,per voi ruggirà.)
Se Gosch diventerà abbastanza bravo e al direttore venisse in mente di fargli suonare la grande caccia alla tigre indiana, la sentirete.
Nicola Segatta
A volte le cose cominciano al contrario, e così potrei dire che il mio percorso da compositore è iniziato in Giappone, e che devo questo coup de theatre alla mia amica Keiko.
Keiko Yazawa arrivò in Italia per fare la liutaia e, imparato il mestiere, divenne pianista, correpetitrice al Conservatorio Nicolini di Piacenza e docente di pianoforte. Dopo lo tsunami e il terremoto del 2011 che portarono al disastro di Fukushima, organizzò una raccolta fondi. L’anno successivo capì che il dono più grande che poteva fare non era materiale, ma fatto di arte e di passione.
Riunì alcuni liutai di Cremona per costruire un violino “a più mani”, destinato a una scuola della prefettura di Miyagi, vicino a Sendai. Formò poi un ensemble di musicisti italiani, serbi e giapponesi e commissionò dal nulla quattro nuove opere, ai due antipodi del globo.
Marco Decimo arrangiò due danze serbe in onore di Darko Jovanović. Yasuo Yamamoto scrisse un trio. Yuuri Nishiyama compose Le nebbie di Cremona.
A me Keiko affidò la composizione di un’opera di teatro musicale tratta dal racconto di Kenji Miyazawa Il violoncellista Gosch (dal francese “gauche” maldestro), eseguito in lingua originale giapponese. La solista era Aki Tanimoto, soprano e attrice del Sol Levante, residente a Piacenza.
Il progetto culminò in un tour di tre concerti: a Tokyo, nella scuola di Sendai e nella Phoenix Hall di Osaka. Ne rimangono un libro pubblicato dal Conservatorio di Piacenza e l’amicizia con la marimbista Yukako Ihara, che ancora oggi, di tanto in tanto, esegue qualche mia melodia a Sapporo o a Tokyo.
Ecco cosa scrissi allora nel programma di sala:
Quando mi è stato proposto di musicare il racconto di Kenji Miyazawa Il violoncellista Gosch, ho accettato subito con entusiasmo, tanto più che si trattava del violoncellista della piccola orchestra di un cinema muto: cioè, in fondo, proprio il mio lavoro.
Mi sono però trovato subito davanti a una difficoltà colossale: Gosch è il peggior musicista di un piccolo villaggio, mentre il solista prescelto per questo concerto… lasciate che vi racconti una storia. Un giorno ascoltai alla radio un trio senza sapere chi stesse suonando e dissi: «Chi è questo violoncellista incredibile? Andrei fino in America a nuoto per imparare da lui». Il giorno dopo scoprii che era Marco Decimo, e che sarebbe venuto in Giappone per suonare la mia musica. Immaginatevi la responsabilità.
Per fortuna Marco non è solo un poeta del violoncello, ma anche un attore. Così, eccezionalmente per voi, suonerà secco, ruvido e fuori tempo, fin dove Kenji Miyazawa lo richiede, per poi mostrarvi sempre più chiaramente la sua vera natura.
Nel comporre, ho cercato di attenermi il più possibile alle indicazioni del testo, provando non solo a raccontare la storia con la musica, ma anche a fare in modo che la storia raccontasse la musica. Per questo ho alternato stili e spunti molto diversi.
Ho avuto il piacere di poter comporre la mia prima sinfonia, che per magia è già la sesta. Dove Gosch è triste, dopo la prima prova, ho nascosto un frammento della ninna nanna che mi cantava mia madre, per regalarvi qualcosa della mia terra, il Trentino.
Quando il gatto — come il violoncello — diventa elettrico, la musica è rock, ma ispirata alla tradizione della Sardegna, un’isola dall’altra parte del mondo dove, come in Giappone, vive una delle popolazioni più longeve del pianeta.
Credo che il cucù sia arrivato in volo dall’Armenia. E che il brano jazz del piccolo procione provenga da un’edizione del Festival di Sanremo mai esistita. Ho cercato di trasformare gli archi in un koto, il clarinetto in un flauto giapponese.
Mi sono cimentato anche nello scrivere la mia prima poesia giapponese, traendo ispirazione dal mio primo lavoro, Il costruttore di violoncelli:
Tora mitaini
bokuno cello ninatta
kaedenoki ga
hoetateru
(L’acero del mio violoncello,come una tigre,per voi ruggirà.)
Se Gosch diventerà abbastanza bravo e al direttore venisse in mente di fargli suonare la grande caccia alla tigre indiana, la sentirete.
Nicola Segatta
Aki Tanimoto – soprano e attrice
Marco Decimo – violoncello
Keiko Yasawa – pianoforte, direzione artistica
Paolo Costanzo – violino
Darko Jovanović – clarinetto
Yukako Ihara – marimba
Terumi Kobayashi – marimba