Ensemble Navavar

Armenian Songs

NOTE

«Che i palazzi pieni di persone, come melograni, ti portino fortuna,

e gli amici di domani, che tu ancora non conosci,

camminino per anni, senza saper la strada,

per venire a incontrarti, per una coincidenza.»

Così scrivevo in una canzone dedicata a Náměstí Míru, una piazza di Praga in cui ho vissuto: una fermata della metropolitana e, per me, anche una metafora. La piazza della pace.

Quando, nell’autunno del 2007, tornai a vivere a Cremona dopo sei mesi trascorsi nella capitale boema, una delle sorprese più inattese fu l’incontro con Hrachya Glastyan. Violinista e liutaio dalla mente sopraffina, Hrachya mi aprì la porta di una cultura millenaria e delicatissima: quella del Paese dei melograni, l’Armenia.

Per anni abbiamo suonato insieme, fino a eseguire a memoria le canzoni armene di Komitas, con il quartetto Geygenbaum. È un periodo che ho raccontato anche nel mio libro Di suoni di legni e di tempeste. Ma soprattutto è stato un tempo decisivo: la musica armena, per me, è stata un reagente, una miccia, un vento favorevole che ha deviato il mio destino, trasformandomi da artigiano in compositore.

Questo video nasce come omaggio all’Armenia e raccoglie tre brani molto diversi tra loro.

Il primo è Krunk, un canto di Komitas che parla di un uccello migratore, la gru. È una melodia orientale che suono al violoncello cercando il timbro del duduk, sulla cima della corda di do, con una tecnica che ho imparato ascoltando e osservando i grandi violoncellisti Mario Brunello e Giovanni Sollima.

Il secondo brano è Navavar, che in armeno occidentale significa “il barcaiolo”. Da questo titolo prende nome l’ensemble con cui lo eseguiamo: un gruppo tutto italiano che riunisce il percussionista italo-greco di tradizione mediterranea Alessandro Darsinos, il contrabbassista Nicola Ziliani e la mandolinista, enfant prodige e polistrumentista dei pizzichi, Camilla Finardi. Siamo amici, prima ancora che musicisti, e membri de La Piccola Orchestra Lumière.

Il terzo brano, Du Heracar, è una canzone pop di epoca sovietica, diventata celebre a Yerevan sotto le dita di un grande violinista.

Quasi tutti questi brani li ho imparati grazie a Hrachya, tranne Navavar, che mi è arrivato per vie più misteriose. Era su un CD piratato, di masterizzazione casalinga: un souvenir, regalo di una zia di mia moglie di ritorno da un viaggio turistico in Uzbekistan. Il disco era verde, con un panda stampato sopra. La copertina fotocopiata non c’entrava nulla con la musica incisa. Mi innamorai della seconda traccia e, dopo una lunga ricerca, ne scoprii il titolo, che copiai clandestinamente per dare un nome al nostro gruppo.

«Che i palazzi pieni di persone, come melograni, ti portino fortuna,

e gli amici di domani, che tu ancora non conosci,

camminino per anni, senza saper la strada,

per venire a incontrarti, per una coincidenza.»

Così scrivevo in una canzone dedicata a Náměstí Míru, una piazza di Praga in cui ho vissuto: una fermata della metropolitana e, per me, anche una metafora. La piazza della pace.

Quando, nell’autunno del 2007, tornai a vivere a Cremona dopo sei mesi trascorsi nella capitale boema, una delle sorprese più inattese fu l’incontro con Hrachya Glastyan. Violinista e liutaio dalla mente sopraffina, Hrachya mi aprì la porta di una cultura millenaria e delicatissima: quella del Paese dei melograni, l’Armenia.

Per anni abbiamo suonato insieme, fino a eseguire a memoria le canzoni armene di Komitas, con il quartetto Geygenbaum. È un periodo che ho raccontato anche nel mio libro Di suoni di legni e di tempeste. Ma soprattutto è stato un tempo decisivo: la musica armena, per me, è stata un reagente, una miccia, un vento favorevole che ha deviato il mio destino, trasformandomi da artigiano in compositore.

Questo video nasce come omaggio all’Armenia e raccoglie tre brani molto diversi tra loro.

Il primo è Krunk, un canto di Komitas che parla di un uccello migratore, la gru. È una melodia orientale che suono al violoncello cercando il timbro del duduk, sulla cima della corda di do, con una tecnica che ho imparato ascoltando e osservando i grandi violoncellisti Mario Brunello e Giovanni Sollima.

Il secondo brano è Navavar, che in armeno occidentale significa “il barcaiolo”. Da questo titolo prende nome l’ensemble con cui lo eseguiamo: un gruppo tutto italiano che riunisce il percussionista italo-greco di tradizione mediterranea Alessandro Darsinos, il contrabbassista Nicola Ziliani e la mandolinista, enfant prodige e polistrumentista dei pizzichi, Camilla Finardi. Siamo amici, prima ancora che musicisti, e membri de La Piccola Orchestra Lumière.

Il terzo brano, Du Heracar, è una canzone pop di epoca sovietica, diventata celebre a Yerevan sotto le dita di un grande violinista.

Quasi tutti questi brani li ho imparati grazie a Hrachya, tranne Navavar, che mi è arrivato per vie più misteriose. Era su un CD piratato, di masterizzazione casalinga: un souvenir, regalo di una zia di mia moglie di ritorno da un viaggio turistico in Uzbekistan. Il disco era verde, con un panda stampato sopra. La copertina fotocopiata non c’entrava nulla con la musica incisa. Mi innamorai della seconda traccia e, dopo una lunga ricerca, ne scoprii il titolo, che copiai clandestinamente per dare un nome al nostro gruppo.

tipo

Musica da camera

RUOLO

Violoncellista

ANNO

2021

ENSEMBLE

Nicola Segatta – violoncello
Camilla Finardi – mandola
Alessandro Darsinos – percussioni del Mediterraneo
Nicola Ziliani – contrabbasso