Nevà Quartet

Da Greco a Levante

NOTE

L’orientalismo è una passione che pervade la musica occidentale, dalla Marcia alla Turca di Mozart a Sheherazade di Rimskij-Korsakov. Se fosse un tratto contagioso, diffuso da un insetto o da una zanzara, posso dire senza dubbio di esserne stato punto: le sue conseguenze scorrono nelle vene di tutta la mia musica.

Parallelamente, l’ammirazione dell’ex Impero Ottomano per la cultura, la tecnologia, la musica e l’arte europee non è da meno. Ne parlano Alessandro Barbero nel suo Divano di Istanbul o il romanzo Il castello bianco del premio Nobel Orhan Pamuk, che narra di un astronomo italiano che diventa schiavo di un astrologo turco: i due si somigliano come due gocce d’acqua e sono lo specchio l’uno dell’altro.

Per anni ho suonato in maniera occidentale melodie orientali o orientaleggianti. Poi un incontro ha capovolto i miei orizzonti. Dopo un concerto della Fondazione Filarmonica di Trento, andai a cena con il mitico Jordi Savall e conobbi uno dei collaboratori storici di Hespèrion XXI: il grande Dimitri Psonis.

A chi voglia farsi un’idea del talento di polistrumentista e arrangiatore di Dimitri, consiglio, oltre alla discografia di Hespèrion XXI, l’ascolto del suo disco Synergia.

Con lui e con il percussionista italo-greco Alessandro Darsinos organizzammo una masterclass di musica orientale presso la Filarmonica, e Dimitri sorprese Alessandro, me e il clarinettista John Diamanti-Fox con una proposta a cui era impossibile dire di no.

Così nasce il Nevà Quartet, da un sogno di Dimitri: ha riunito in un unico repertorio un’antologia dei suoi brani orientali prediletti, arrangiati magistralmente per strumenti a corda tradizionali (santur, politiki lyra, oud, saz), per le percussioni del Mediterraneo (bendir, rik, tombak, darbouka) e per due strumenti classici occidentali: violoncello e clarinetto.

È un programma da suonare, ascoltare e gustare a occhi chiusi.

Un aspetto da non trascurare è che si tratta, a tutti gli effetti, di un concerto di musica contemporanea: i brani tradizionali sono pochi; la maggior parte dei pezzi è stata composta da autori viventi provenienti dai territori dell’ex Impero Ottomano — Tunisia, Turchia, Bosnia, Grecia, Armenia — molti dei quali sono amici di Dimitri.

Ci sono perfino un paio di brani orientali scritti da un mio omonimo, amico di Dimitri, nato tra i boschi dell’ex Impero austro-ungarico, che — come un alter ego uscito da un romanzo di Pamuk — mi somiglia come una goccia d’acqua.

L’orientalismo è una passione che pervade la musica occidentale, dalla Marcia alla Turca di Mozart a Sheherazade di Rimskij-Korsakov. Se fosse un tratto contagioso, diffuso da un insetto o da una zanzara, posso dire senza dubbio di esserne stato punto: le sue conseguenze scorrono nelle vene di tutta la mia musica.

Parallelamente, l’ammirazione dell’ex Impero Ottomano per la cultura, la tecnologia, la musica e l’arte europee non è da meno. Ne parlano Alessandro Barbero nel suo Divano di Istanbul o il romanzo Il castello bianco del premio Nobel Orhan Pamuk, che narra di un astronomo italiano che diventa schiavo di un astrologo turco: i due si somigliano come due gocce d’acqua e sono lo specchio l’uno dell’altro.

Per anni ho suonato in maniera occidentale melodie orientali o orientaleggianti. Poi un incontro ha capovolto i miei orizzonti. Dopo un concerto della Fondazione Filarmonica di Trento, andai a cena con il mitico Jordi Savall e conobbi uno dei collaboratori storici di Hespèrion XXI: il grande Dimitri Psonis.

A chi voglia farsi un’idea del talento di polistrumentista e arrangiatore di Dimitri, consiglio, oltre alla discografia di Hespèrion XXI, l’ascolto del suo disco Synergia.

Con lui e con il percussionista italo-greco Alessandro Darsinos organizzammo una masterclass di musica orientale presso la Filarmonica, e Dimitri sorprese Alessandro, me e il clarinettista John Diamanti-Fox con una proposta a cui era impossibile dire di no.

Così nasce il Nevà Quartet, da un sogno di Dimitri: ha riunito in un unico repertorio un’antologia dei suoi brani orientali prediletti, arrangiati magistralmente per strumenti a corda tradizionali (santur, politiki lyra, oud, saz), per le percussioni del Mediterraneo (bendir, rik, tombak, darbouka) e per due strumenti classici occidentali: violoncello e clarinetto.

È un programma da suonare, ascoltare e gustare a occhi chiusi.

Un aspetto da non trascurare è che si tratta, a tutti gli effetti, di un concerto di musica contemporanea: i brani tradizionali sono pochi; la maggior parte dei pezzi è stata composta da autori viventi provenienti dai territori dell’ex Impero Ottomano — Tunisia, Turchia, Bosnia, Grecia, Armenia — molti dei quali sono amici di Dimitri.

Ci sono perfino un paio di brani orientali scritti da un mio omonimo, amico di Dimitri, nato tra i boschi dell’ex Impero austro-ungarico, che — come un alter ego uscito da un romanzo di Pamuk — mi somiglia come una goccia d’acqua.

tipo

Collaborazione, Musica da camera

RUOLO

Violoncellista (con un paio di camei da compositore)

ANNO

Dal 2024

DURATA

70′

produzione

ENSEMBLE

Dimitri Psonis – santur, lyra, oud, saz arrangiamenti e direzione artistica
Alessandro Darsinos – percussioni del Mediterraneo
John Diamanti-Fox – clarinetto
Nicola Segatta – violoncello